(Questo è un diario che scrivo in preda agli stati d'animo, sono ammessi i "refusi" non le critiche sterili...Questo è il mio mondo parallelo.... Accomodatevi senza far rumore)

L’inchiostro è silenzioso solo il foglio può udirlo. Lui non vede me legge il mio io.
"Scrivere è un bisogno intimo e personale che nasce dal desiderio di proiettare se stessi in una dimensione che non sia solo la propria, ma parte di un contesto universale. Pubblicare, invece, nasce dal bisogno di donare al mondo quella parte di sé che ne è l'anima, o che dovrebbe esserlo, in contesto universale in cui non esiste il singolo ma i molti, in cui il valore principale dovrebbe essere la versatilità del singolo nel multiplo."
E sarò sbagliata, come tutti quelli che hanno osato essere diversi, o semplicemente sono riusciti ad essere se stessi....
L’essere non è altro che la presa di potere del sentire sul pensare…..Ho sempre provato pena per quelle anime che si sono lasciate vivere senza mai viversi....(Rosa Maria)


Licenza Creative Commons
I miei sogni di carta by Rosa Maria is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.

Le immagini sono prese dal web, qualora violassero il copyright invito a segnalarmelo, o a fornirmi l'identità dell'autore cosi da poterla inserire.

sito internet





venerdì 3 luglio 2015

L'amore era un gioco pericoloso e sublime, su uno sfondo di carte da lettere e da poker

Io immaginavo, tu invece su di noi ci hai sempre visto chiaro.
Una scrittrice e un giocatore di poker! Non poteva funzionare.
L'amore era un gioco su cui non avresti mai scommesso un soldo. Le donne una mano sulla quale non avresti mai puntato una seconda volta; ed io quella mano su cui avresti giocato gli ultimi spiccioli. La stessa mano che poi avrebbe accarezzato il tuo volto e centimetro per centimetro il tuo corpo. Quella mano dove avresti trovato l'effimero piacere della vittoria dopo esserti visto sfuggire un All-in.
Per me, invece, l'amore era una storia tutta da scrivere, da scrivere a quattro mani. Le stesse mani che scivolavano sulla mia pelle fino all'estasi. Le stesse mani che si incrociavano, si tenevano, mentre i nostri corpi si plasmavano. Le stesse mani che adoravo baciare, mordere, leccare, mentre mi possedevi e ti sentivo godere.E ansimavo di piacere nel sentire il tuo fiato sul mio collo e la tua lingua sussurrare al mio orecchio.

L'amore era un gioco pericoloso e sublime, su uno sfondo di carte da lettere e da poker, in cui l'Eros prendeva il sopravvento su entrambi. Sul quel letto ognuno di noi giocava la sua partita, tu con il tuo asso nella manica ed io con la mia penna tra le dita. E scrivevo, scrivevo sul tuo corpo le regole del gioco che tu dettavi sul mio.  

Amori (IN)versi


....

C'è stato un tempo in cui ho erroneamente pensato che tu avessi bisogno di me. Avevo la sciocca convinzione di poter essere la cura dei tuoi mali, o forse avevo il terribile desiderio di esserlo, di essere per te un motivo per cui valesse la pena vivere e affrontare la realtà, soprattutto quando questa non ci piaceva. Ricordi? Una mattina mi svegliai con la frase del D'Annunzio che mi gironzolava per la testa: “Cum lenitate asperitas.” (Le difficoltà vanno trattate con dolcezza). Come sempre la tua risposta fu molto vaga, non mi lasciasti intendere se ti facesse o meno piacere il fatto che io volessi prendermi cura di te. Oggi mi domando se fu solo perché non volevi ferirmi. Forse ti apparsi anche patetica, sì perché ormai la dolcezza appare spesso patetica. L'odierna società e lo squallore che ci propone hanno finito per mortificare il romanticismo, e hanno fatto calare su di esso un velo patetico.Questo è realmente patetico. Forse hai voluto solo evitare di arrecarmi un dispiacere, ma oggi non posso fare a meno di dirti che sono fiera di me per il fatto di essere stata dolce e di avere avuto il coraggio dei miei sentimenti, correndo persino il rischio di apparire patetica davanti ad un altro. Questo è amore, solo amore. Chi correrebbe diversamente il rischio di mettersi in ridicolo davanti a qualcuno? Ma a me apparire non è mai importato. Lo so che la gente nel mostrarsi spesso finge, per apparire più intelligente o meno stupida, ma a me è sempre e solo interessato essere me stessa. La reputazione crea il personaggio, il carattere fa la persona. Del resto se qualcuno non mi ama per come sono non lo farà di certo per come non sono.



il tempo della Resa

Oggi ho riflettuto sul fatto che non scrivo lettere a mio padre da diverso tempo ormai, da quando ho iniziato questa fitta corrispondenza con te. Forse sarà per il fatto che finalmente i miei monologhi interiori hanno incontrato il mio emisfero femminile, con mio padre non mi sarei mai sentita libera di parlare così, e non mi sarei mai permessa per via dell'educazione rigida e pudica con la quale mi ha cresciuta. Sai a volte penso che questa ha influito tantissimo nel rapporto con la mia sessualità, pensandoci bene forse mi sono liberata da quei tabù sociali che erano diventati per me dei limiti solo dopo aver fatto l'amore con te.

“Tu fusti il tempo della Resa…
Armonica melodia tra virtù e peccato…
Spoglia d’ogni paura rinacqui Vergine d’ogni Concetto”.

Una volta mi sembra di averti parlato di lettere a mio padre. Lettere a mio padre è un “gioco” tutto interiore che inizia nel lontano 1999, anno della sua morte, e che negli anni ha trovato il suo perché d’esistere. Con mio padre ho intrattenuto i migliori dialoghi della mia vita e pure i migliori litigi, quelli più costruttivi, cosi per non permettere alla morte di dividerci ho lasciato che la vita continuasse a tenerci uniti, attraverso questa corrispondenza platonica. I ricordi sono frammenti che si ricompongono, cosi le sue parole hanno sfidato il tempo e i suoi insegnamenti sono sopravvissuti allo stesso. Raccontandomi a lui ho incontrato me stessa, poi all'improvviso sei arrivato tu ed è con te che ho finalmente incontrato il mio emisfero femminile.


Non prendermi per matta, ogni Donna che ha un grande vissuto ha un diario che è un gran bagaglio, emotivo e culturale. Sono nati cosi i più grandi capolavori della letteratura Italiana e straniera.

Amori (IN)versi


Berbenismo.

Stamani al mio risveglio ho trovato una email di facebook in cui si diceva che una mia foto era stata rimossa perché contenente scene di nudo, a parte il fatto che non c'è nessun nudo, e quello che facebook dovrebbe avere standard più ristretti per quanto riguarda l'utilizzo del social ai minori, non previsto ma non rispettato. Non rispettato soprattutto dai genitori degli stessi che però si scandalizzano di un contenuto perché un bambino potrebbe vederlo,quando in realtà il bambino non dovrebbe avere accesso al social e non al contenuto. E' molto più semplice che un bambino acceda ad immagini realmente forti, da riviste pubbliche e tv..a portata di mano. Lasciando perdere questo ho deciso di far partire il contenuto dal mio blog privato.

E' semplice giudicare una donna dall'abito che porta,come lo è pensare di poterci provare solo per il fatto stesso che lo indossa. I fatti di cronaca continuamente fanno entrare nelle nostre case casi di inaudita violenza, fisica e psicologica..in oriente,come in occidente. Casi di donne stuprate perché ritenute provocanti,casi di donne lapidate perché ritenute adultere (in realtà donne innamorate costrette a matrimoni di interesse)..Le mie foto un po' più osé non hanno l'obbiettivo di provocare, bensì quello di essere una provocazione contro la visione sterile che il mondo ha della donna..la femminilità non va ostentata ma neanche nascosta..la bellezza non va mortificata, in oriente con un velo e in in occidente con un velo pietoso di perbenismo che ci rende ciechi e ci fa giustificare VIOLENZE, fisiche e psichiche, CHE APPARTENGONO ALLA NATURA DELL'UOMO E NON ALLA FEMMINILITA' DELLA DONNA.

Posto di seguito la foto e la discussione che ne è scaturita. in fine il mio ultimo commento in risposta:






di seguito l'ultimo commento in cui spiego brevemente perché non ho chiamato i carabinieri..che per forza di cose, sarebbero arrivati tardi..
Tu hai ragione ma purtroppo, e lo so per esperienza personale, le autorità in molti casi non possono far nulla, a volte per la prassi da rispettare ( non possono dunque abusare del proprio ruolo se non colgono il tizio sul fatto..) altre volte per insufficienza di prove. Poco prima di questa vicenda un signore aveva segnalato a un vigilante un extracomunitario che aveva urinato dietro un arbusto, il vigilante ha fermato il tizio segnalato, gli ha controllato i documenti (in questo caso aveva una motivazione: accertarsi il regolare permesso di soggiorno) e poi suo mal grado ha dovuto mandarlo, facendo poi presente al signore che lo aveva segnalato che poteva andare a sporgere una denuncia per atto osceno in luogo pubblico. La denuncia ovviamente sarebbe passata in archivio fino ad una eventuale udienza..udienza nella quale la parte accusatrice avrebbe potuto portare come prova la sua sola testimonianza, contro quella dell'altro..e avrebbe corso il rischio di vedersi fatta una contro denuncia per calunnia, incentivata magari da sentimenti di razzismo contro un povero extracomunitario. Nel mio caso sarebbe accaduto lo stesso...e la foto? Be' aveva solo una mano poggiata sui genitali...magari aveva prurito e non avendo meglio da fare si stava "grattando le palle", scusate la volgarità. Purtroppo in Italia la legge non sempre va di pari passo con la giustizia e te lo dice una che ha visto autorità non poter tutelare i suoi figli minori, oltre ad essersi beccata una denuncia ( ancora in attesa di causa) per quella che io definisco onestà intellettuale e che il codice penale chiama calunnia. Quindi, ormai, non per codardia (con la mia ragione andrei anche in galera) ma per la responsabilità genitoriale nei confronti dei miei figli, per il fatto che devo crescermeli e non potrei da dietro le sbarre, sono costretta dal sistema a chiudere la bocca...ma non gli occhi. Questo da Donna e da persona giuridica, ma soprattutto da mamma, mi rammarica. Mi rammarica dover far finta di non vedere, ma non sempre abbiamo altra scelta..io per fortuna spezzo il silenzio attraverso la narrativa: racconti di denuncia..ma di pura fantasia...è la legge..non un caso di coscienza.

lunedì 29 giugno 2015

al mio amore


E' strano l'amore si consuma tra quattro mura ma i rapporti rimangono spesso appesi a un filo,come i discorsi al telefono,le conversazioni in chat, gli sms. Consumiamo milioni di parole e alla fine ci amiamo in silenzio, che lo facciamo in un letto o da dietro lo schermo di un pc non cambia il fatto che il linguaggio dell'amore è silenzioso e udito solo dagli stessi amanti. Ci stiamo amando anche ora da due capi opposti del mondo: io sto scrivendo e tu mi stai leggendo.

"Abc bca" , all'alfabeto degli amanti non occorre un linguaggio fluido e scorrevole, nessuna regola,nessuna grammatica..nessun lettore in tre lettere ripetute e buttate a caso può scorgere un significato, se non l'autore stesso e il destinatario dall'altro lato.
Ogni viaggio è un addio...non torniamo mai gli stessi né troviamo mai tutto come lo avevamo lasciato. Ma la distanza più grande non è quella che traccia la strada, bensì quella che divide i passi.
Ci siamo detti addio un milione di volte per poi tornare sui nostri passi. Ciò che mi piaceva di noi era la nostra innata capacità di ritrovarci..di ricostruirci di volta in volta, come tasselli di un puzzle che tornavano al loro posto, restituendo al dipinto il suo originale equilibrio: sintonia perfetta di forme e colori.
 Mi piaceva il tuo fare distratto seguito dal tentativo di rimediare.Mi piaceva la dolcezza che mettevi nel farlo. Mi piacevano le parole che non trovavi e i gesti con i quali le sostituivi. Adoravo la tua mano che scivolava sulla mia..quell'intreccio di dita e di vite..vite imperfette che si incastravano l'una nell'altra, mentre il silenzio iniziava a narrare. Le ho ancora scritte sulla mia pelle quelle parole che non hai mai trovato. Ogni tanto mi accarezzo e risfoglio quelle pagine, che sono ormai un ricordo lontano, e mi dico che forse avremmo dovuto cercarle quelle parole..avremmo dovuto farlo al suo tempo, quando ancora avevamo la capacità di ricomporci, ma per qualche strano motivo abbiamo lasciato che a dettarle fosse il silenzio..e a un certo punto non le abbiamo più udite. Ora è giunto davvero il momento dell'addio, nessuno di noi tornerà sui suoi passi..passi troppo distratti. Questo è il mio ultimo saluto: Mi piace pensare che quando un uomo e una donna raggiungono insieme un'altra dimensione il viaggio ha un senso anche se non un arrivo. Grazie per ogni singolo momento nostro:

" Dopo aver fatto l'amore ci addormentavamo abbracciati. Le nostre gambe incrociate ci incatenavano,come le nostre dita: mani nelle mani. Adoravo sentirmi incastrata e mi sento ancora cosi, anche se non ci sei più. La cosa che mi piaceva è che col tempo anche tu hai iniziato a cercare quel contatto intimo,che andava oltre l'amore fisico.Amare qualcuno è sempre una scelta; l'amore, invece, è un atto di totale abbandono. Ricordo ancora la prima volta che le tue dita lentamente si incastonarono tra le mie, ne fui sorpresa. Come mi sorprese il fatto che dopo un po' dormire abbracciati diventò naturale anche per te,come cercare il contatto nel sonno e non la propria parte di letto...."

Elsa e la valle incantata.

C'era una volta una strada tortuosa e piena di sassi, nessuno sapeva quanto fosse lunga e dove portasse. Gli abitanti del regno non osavano guardare oltre la radura, dove finiva il villaggio e iniziava un sentiero. Questo sentiero era buio e costernato da grossi arbusti,all'inizio vi era una stradina ripida e stretta che nessuno aveva mai oltrepassato. Nel regno si mormorava che al di là di questa strada vi fosse il regno del male, abitato da orchi e da chissà quali altri mostri. Le fatine e gli elfi che abitavano nel villaggio erano molto laboriosi, ma anche paurosi, trascorrevano le loro giornate a curare il giardino e il lago incantato. Un tempo lontano i primi abitanti del villaggio erano abili maghi, si narrava che fossero stati proprio loro a rendere la valle incantata, difatti lì il sole non tramontava mai e il buio era a tutti sconosciuto. Nella valle incantata non esistevano le stagioni; il tempo scorreva immutato, da anni ormai non si cresceva né si invecchiava, non vi erano nascite né morti. Le fatine e gli elfi erano bicentenari ma ignoravano il fatto stesso di esserlo. Le giornate passano sempre uguali, il sole non tramontava, la pioggia non cadeva e i prati erano sempre in fiore. Le fatine e gli elfi più piccoli si divertivano a sguazzare dentro il laghetto incantato e a svolazzare tra i girasoli. Elsa era una fatina birichina e curiosa, da sempre sognava il disincanto, non poteva pensare di passare tutta la vita senza crescere né scoprire il mondo al di là del confine. Pensava che l'incanto stesse più nell'infinito che nei limiti che da sempre circondavano il suo villaggio. La mamma di Elsa si preocupava per quella figlia con strani grilli nella testa, a nessun altro erano mai venuti in mente simili pensieri, cosi cercava di sopprimere la sua curiosità, trovando assurde spiegazioni ad ogni sua domanda scaturita dalla curiosità. Un giorno Elsa decisa a scoprire cosa c'era oltre il confine,si allontanò cercando di non dare nell'occhio. Giunta davanti la stradina tortuosa si fece coraggio e iniziò a incamminarsi. Man mano che si incamminava iniziò ad avvertire sulla sua pelle una strana sensazione, era solo il freddo ma lei non lo conosceva, addentrandosi cominciò a non vedere più bene la strada che aveva davanti, era il buio ma lei non lo sapeva. Ebbe un po' paura ma decisa com'era di scoprire il disincanto proseguì senza sosta. Neanche la pioggia si fece attendere molto, a un certo punto Elsa si sentì bagnata ma non stava facendo il bagno nel lago, né vi era un elfo birichino che le stava schizzando dell'acqua. “Che sarà mai?” pensò tra sé e sé. Il disincanto non ha nulla di affascinante. Ho percorso tutta questa strada per non vedere quella che ho davanti e per bagnarmi senza poter sguazzare dentro un bel laghetto. Si disse. A un certo punto dopo tanto camminare vide una strana grotta, non era ricavata su una roccia né su un albero, era fatta di legno e aveva una forma bizzarra. Rimase qualche istante a fissarla e poi decise di aprire la porta. Appena l'ebbe aperta vide la luce e avverti nuovamente la sensazione di caldo, difronte a lei su un tronco che fungeva da sgabello c'era un anziano signore. “Chi va là?” disse questo. Elsa indietreggiò un attimo per la paura ma poi rispose: mi chiamo Elsa e sono una fatina del villaggio ai piedi di questo monte”. “Ti aspettavo” - disse il vecchio Elfo- . Da decenni nessuno degli abitanti del villaggio ha il coraggio di andare oltre il sentiero- Tu perché lo hai fatto? - continuò-.
“Ero curiosa di conoscere il disincanto. - Rispose Elsa -.
“E come ti sembra?” domandò il vecchio elfo.
“Non come lo avevo immaginato. Qui non c'è il sole e la strada è piena di sassi e di rami che impediscono di camminare. Non posso neanche volare, le mie ali potrebbero impigliarsi tra i rami troppo fitti e senza il sole farei fatica a liberarmi. - Rispose Elsa -.

“Bene. Questo è il disincanto. Lo hai descritto in maniera impeccabile: non vedi la strada che hai davanti e hai l'impressione di non poter volare. Eppure sei arrivata fin qui. E sei anche cresciuta. Guarda questo è uno specchio, come il lago riflette la tua immagine. Disse il vecchio Elfo.

“Oh come sono diversa! “ esclamò Elsa. Di certo appena tornerò al villaggio la mamma e gli altri non mi riconosceranno. Non mi sarei mai dovuta avventurare oltre il sentiero. Ora non so se ritroverò la strada di casa né se potrò far ritorno al villaggio, gli altri abitanti non riconoscendomi più potrebbero non farmi entrare. Avevano ragione il disincanto è il male. Disse Elsa.

“E' qui che ti sbagli.” Rispose il vecchio elfo. La strada che hai davanti non è mai più lunga dell'ambizione alle tue spalle. Puoi tornare sui tuoi passi quando vuoi, cosi come puoi scegliere di non farlo mai. Tutto dipende da cosa cerchi e da cosa per te è importante. Puoi vivere in piccolo e sognare in grande, il cammino è solo una strada, e questa è la stessa che ti lasci alle spalle e che non vedi davanti. La strada è futuro e passato, il cammino è il presente. Nessuno di noi può sapere cosa c'è oltre il sentiero, ma ognuno di noi sa cosa si lascia indietro. Il disincanto non è cosi male come ti sembra. Se non ti fossi allontanata dal villaggio non avresti mai visto il sentiero che hai dentro. Crescere significa incontrare sé stessi, attraversare il buio e ritrovare la luce. Seguimi. Disse il vecchio Elfo.
Elsa lo seguì ma non capì dove era diretto,perché davanti a loro non vi era altro che un muro.
Lo vedi questo muro. Disse il vecchio Elfo. Non tutti nella vita sono capaci di attraversarlo. Tu sapresti andare oltre? E come? Chiese il vecchio elfo.

“ Non mi sembra tanto difficile” rispose Elsa. “Ha mica dei colori in questa specie di grotta?” continuò.

“Certo che sì” rispose il vecchio elfo. Sono nella scatola accanto a te. Prendili”

Elsa prese i colori e disegnò un arcobaleno. “Questo è un arco proviamo a passarci dentro.” disse Elsa-


“Bravissima” rispose il vecchio elfo. “Questo non è solo un arco ma è un arcobaleno, viene subito dopo la pioggia. Di certo lo vedi per la prima volta. E' la magia del disincanto: sono i colori che hai dentro a indicarti la strada e ad aprirti una porta. Prima che tu vada via mi sembra giusto presentarmi: io sono l'Esperienza, tutti mi cercano ma allo stesso tempo mi temono. Io segno e insegno. Dall'incontro con me nessuno torna mai più lo stesso. Ora vai, di certo ti staranno aspettando.”


giovedì 21 maggio 2015

Il desiderio bruciava l'amore; l'amore alimentava il desiderio.

Ricordo come fosse ieri la prima volta, dopo aver fatto l'amore rimanemmo svegli a parlare tutta la notte. Era ormai giunta l'alba, tre ore dopo sarei dovuta essere a lavoro, mi chiedesti di distendermi e cosi feci. Iniziasti a massaggiarmi le spalle, sentii i muscoli distendersi e il corpo rilasciarsi. L'immagine più bella che ho di noi è proprio quella, la corposità di quel momento: fisicità e sentimento. Il desiderio bruciava l'amore; l'amore alimentava il desiderio. Eravamo fuoco nel fuoco. Sentivo il tuo fiato sul mio collo mentre le tue mani scivolavano su e giù per la schiena, fino a sfiorare il culmine del piacere. La tua mano sinistra incrociò la mia e giunse alle labbra,  iniziai ad assaporare le tue dita e quel momento,  la tua mano destra, invece,  accarezzava dolcemente il mio ventre mentre lentamente mi venivi dentro.

Contemplai quell'istante,l'ondeggiare del tuo corpo sul mio. Eri linfa che mi scorreva dentro e mi rinvigoriva: Eravamo un solo essere, il resto era solo infinito.