(Questo è un diario che scrivo in preda agli stati d'animo, sono ammessi i "refusi" non le critiche sterili...Questo è il mio mondo parallelo.... Accomodatevi senza far rumore)

L’inchiostro è silenzioso solo il foglio può udirlo. Lui non vede me legge il mio io.
"Scrivere è un bisogno intimo e personale che nasce dal desiderio di proiettare se stessi in una dimensione che non sia solo la propria, ma parte di un contesto universale. Pubblicare, invece, nasce dal bisogno di donare al mondo quella parte di sé che ne è l'anima, o che dovrebbe esserlo, in contesto universale in cui non esiste il singolo ma i molti, in cui il valore principale dovrebbe essere la versatilità del singolo nel multiplo."
E sarò sbagliata, come tutti quelli che hanno osato essere diversi, o semplicemente sono riusciti ad essere se stessi....
L’essere non è altro che la presa di potere del sentire sul pensare…..Ho sempre provato pena per quelle anime che si sono lasciate vivere senza mai viversi....(Rosa Maria)


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sabato 10 settembre 2016

Chat room. La trappola del piacere.

Ero lì. Ero dietro quella risposta che scrutava di nascosto; che attendeva con ansia e con fare distratto, mentre io continuavo a far finta di nulla. Mentre cambiavo le lenzuola del nostro letto. Avevo iniziato a cambiarle spesso, quasi tutti i giorni,  perché non sopportavo più l'odore dei nostri corpi, il sudore che le impregnava mentre facevamo l'amore come se nulla stesse accadendo o sarebbe potuto accadere. Agli occhi della gente eravamo una coppia consolidata, ai miei una di quelle coppie che si era persa nei meandri dell'abitudine, nonostante i miei vani tentativi di riaccendere il desiderio e i giochi erotici a cui mi prestavo per sentirmi ancora sua. Avevo pensato erroneamente che potessero bastargli, ma scoprii per caso che non gli bastavano. Cercava il mistero. L'illusione lo intrigava terribilmente, così lasciai che si lasciasse trasportare nell'ignoto, nello stesso ignoto in cui mi lasciava vagare e in cui lo stavo riconducendo, senza darglielo a vedere. Creare personaggi era un'arte che mi apparteneva. Il mio copione non sarebbe stato tanto diverso dal suo. La rete che mi stava tessendo era la stessa su cui sarebbe rimasto prigioniero.
Il dolore era tornato ed era per me un coltello, lo stesso di sempre. 
Un coltello affilato capace di trafiggermi e frugarmi dentro. Un coltello che spingevo fino in fondo. Dovevo morire per rinascere poesia.


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