(Questo è un diario che scrivo in preda agli stati d'animo, sono ammessi i "refusi" non le critiche sterili...Questo è il mio mondo parallelo.... Accomodatevi senza far rumore)

L’inchiostro è silenzioso solo il foglio può udirlo. Lui non vede me legge il mio io.
"Scrivere è un bisogno intimo e personale che nasce dal desiderio di proiettare se stessi in una dimensione che non sia solo la propria, ma parte di un contesto universale. Pubblicare, invece, nasce dal bisogno di donare al mondo quella parte di sé che ne è l'anima, o che dovrebbe esserlo, in contesto universale in cui non esiste il singolo ma i molti, in cui il valore principale dovrebbe essere la versatilità del singolo nel multiplo."
E sarò sbagliata, come tutti quelli che hanno osato essere diversi, o semplicemente sono riusciti ad essere se stessi....
L’essere non è altro che la presa di potere del sentire sul pensare…..Ho sempre provato pena per quelle anime che si sono lasciate vivere senza mai viversi....(Rosa Maria)


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martedì 30 ottobre 2012

Il sesso sublimato di Ménage proibito


Ménage proibito è una prosa lirica e una sottile analisi psicologica: scrittori e poeti, del resto, non da oggi, sanno analizzare l’intimità meglio degli specialisti in psicoterapia. S’intravede, in esso, come in una penombra, un incontro d’amore; s’intuisce che non è regolare, che è un incontro strappato alle circostanze della vita: i fatti non sono raccontati, il lettore li deve intuire nel mezzo degli squarci lirici che si susseguono. Una breve poesia suggella il lirismo iniziale.
L’incontro è evidentemente un intenso rapporto sessuale, ma non c’è nessuna descrizione volgare: solo intimità, sospiri, desideri e passione. Qui il sesso è davvero sublimato e quasi spiritualizzato, si riduce ad un’appendice di un incontro tra anime che si cercano, un completamento di un’intimità che è altrove, non nei corpi.
Poi, lentamente, affiora, nelle pieghe del lirismo, una piccola storia: l’incontro fa parte di una relazione che stenta a decollare e si risolve come la vita breve delle farfalle: al mattino lui non c’è più!
In chiusura ritorna il lirismo, questa volta dei ricordi e dei rimpianti. La scelta della solitudine è tenue e delicata, è un intimo pianto sommesso, che non esclude la tenue speranza di un ritorno. 

Giovanni Sarruso