Una silloge poetica di ampio respiro, che percorre l'intera
vita della scrittrice che si sofferma a condividere con il lettore i suoi
sussurri, le sue ansie,i suoi dolori e le sue paure.Una raccolta intrisa di
scoperte gioiose poi colorate di tristezza, solitudini, nostalgie, amori,
quadretti familiari, e d’infanzia immagini di bellezza, pensieri trascendenti
di anime e di incanto.Nella raccolta di poesie inizia a prefigurarsi la dualità presenza-assenza e a delinearsi la percezione del corpo come limite e dell’amore come destino di abbandono; mentre in Paura di Dio si annuncia la tensione che ascende alla preghiera e si manifesta la concezione della passione amorosa come Vetta e Abisso.
La poetica dell’Eros è un dolore che nasce da radici profonde, percorre la vita e la scrittura e in fondo si riduce ad una privazione sofferta, ad un bisogno di elevare lo spirito verso qualcosa di ideale e di trascendente. Alla fine è una condizione di solitudine e di vuoto che si riconduce alla necessità di farsi “abitare” da un’Assenza mistica.
" / sono spirito che vaga sotto i celi dell’occulto /sei il mio culto, amore profano,/
/ma essere tua e un gesto vano,/quando il sesso finirà agli inferi mi ricondurrà./ "
Amore-amori-amanti: cosa cerca l’autrice se non l’Amato, primo ed ultimo? E’ una lunga ricerca durante la quale si mettono in uso tutte le armi, è una corsa dentro la quale sta la paura e la follia, è un percorso di attesa e nostalgia, di accensioni e spegnimenti, di forza e di delusione.
L’autrice non si stanca di percorrere sentieri bui, di bruciare di passione per ogni incontro, e ogni amore è per lei un’Annunciazione, anche quando il tempo ha accumulato anni e segni sul suo corpo e sulla sua anima.
" / La fine di un sogno è l'inizio di una nuova realtà/ "
Cambia l’apparato simbolico, resta l’attesa, la ricerca di un unico volto che ha assunto vari nomi o, cambiando i termini, di un solo nome che si è rivestito di tanti corpi.
Gli amanti goduti e quelli solo desiderati, le fantasie erotiche avvolte in dense metafore o espresse con linguaggio esplicito, tutto si riconduce al bisogno di abitare il vuoto, di popolare il deserto dentro cui l’anima vaga anelando il congiungimento che le renda un’identità unica.
Nella ricchezza dell’amore, genesi che cancella il lutto per ciò che è andato perduto o che mai si è trovato, si riflette quella sorta di misticismo umano che pervade l’eros quando è totale e felice, quando è dono di sé all’altro, quando è fecondo di intenti nei quali riconoscersi. Trovare l’Amato e perderlo e non stancarsi di ricominciare a cercare, perché la ferita della sua assenza è inguaribile e la nostalgia più grande del desiderio di arrendersi.
