(Questo è un diario che scrivo in preda agli stati d'animo, sono ammessi i "refusi" non le critiche sterili...Questo è il mio mondo parallelo.... Accomodatevi senza far rumore)

L’inchiostro è silenzioso solo il foglio può udirlo. Lui non vede me legge il mio io.
"Scrivere è un bisogno intimo e personale che nasce dal desiderio di proiettare se stessi in una dimensione che non sia solo la propria, ma parte di un contesto universale. Pubblicare, invece, nasce dal bisogno di donare al mondo quella parte di sé che ne è l'anima, o che dovrebbe esserlo, in contesto universale in cui non esiste il singolo ma i molti, in cui il valore principale dovrebbe essere la versatilità del singolo nel multiplo."
E sarò sbagliata, come tutti quelli che hanno osato essere diversi, o semplicemente sono riusciti ad essere se stessi....
L’essere non è altro che la presa di potere del sentire sul pensare…..Ho sempre provato pena per quelle anime che si sono lasciate vivere senza mai viversi....(Rosa Maria)


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lunedì 13 luglio 2015

Quel che mi resta di te

Stasera voglio condividere con voi il dolore più grande della mia vita: la morte di mio padre. Ho scelto di farlo con un breve racconto che scrissi qualche anno fa per una iniziativa che mirava a sensibilizzare sull'importanza della ricerca e del sostegno ai familiari dei malati terminali. Ho scelto di narrare il giorno in cui morì mio padre e gli stati d'animo che mi accompagnarono.Questo breve racconto oltre che un invito a sostenere la ricerca vuole essere un invito ad affrontare il dramma della malattia,soprattutto con i bambini..Papà diceva "il peggio non è per chi va via, ma per chi rimane ", aveva ragione, la morte ha due facce, una uccide i vivi l'altra colpisce la vita.
E' un invito che rivolgo ai genitori ma soprattutto alle scuole,ai centri di aggregazione e a tutti coloro che si trovano a far parte,in un modo o in un altro, della vita di un bambino che sta vivendo un dramma familiare del genere.Oggi fortunatamente si parla un po' di più della malattia..e anche la medicina ha fatto passi avanti, 16 anni fa affrontare di petto un argomento del genere,soprattutto con una ragazzina, era più complicato..a volte penso che parlarne spaventava più della malattia in sé. Io sono una sopravvissuta che ha trovato conforto nella scrittura..e che ha scelto di regalare le sue parole al mondo perché possano essere di conforto ad altri..

Quel che mi resta di te.

Era appena l’alba, sentii aprire la porta della mia camera, aprii gli occhi e vidi mia zia che veniva verso il mio letto; non era proprio mia zia, in realtà era la signora che viveva sotto casa mia; abitavamo nello stesso palazzo da quasi dieci anni, per certi versi mi aveva un po’ cresciuta, dunque la chiamavo zia.
Si  accostò a me e passò le sue mani fra i miei capelli, < Tuo padre sta poco bene > mi disse. Ad un tratto non vidi più il sole, ma non perché era appena mattino, ma perché capii che la notte stava calando sulle nostre vite.
 < Vestiti e vieni di là> continuò, poi si alzò, uscì dalla mia camera e chiuse la porta.
Quello che temevo da tanto si stava verificando, lo sentivo. Mi alzai di scatto, indossai un jeans e una maglietta e corsi in camera da letto da mio padre.
Appena entrai, con stupore, mi accorsi  che la camera era piena di gente, c’era mamma che piangeva, gli zii e i vicini. Guardai mia madre negli occhi, come a chiederle cosa stesse accadendo, lei mi guardò perplessa, poi mi disse : “ Va a telefonare al prete, tuo padre sta poco bene”.
E’ un incubo, dicevo nella mia mente, ok devo solo svegliarmi.
Mi guardai intorno, tutti mi guardavano impietositi, la zia, la sorella di papà, piangeva “Me niputi ancora è picciridda” , diceva in dialetto, mia nipote è ancora una bambina, il nonno cercava di tranquillizzarla e la invitava a non piangere e a farci coraggio  < Propriu pirchì è picciridda c’ha fari forza a carusa> le diceva ; gli altri zii parlavano tra di loro, per un attimo non udii più le voci, non vedevo nulla, avevo come una nube d’avanti agli occhi, mi guardavano tutti, ma nessuno osava dirmi qualcosa, a un tratto udii la voce di mia madre <Il prete, vai a telefonare al prete> diceva. Avevo appena quattordici anni, compiuti da poco,  non dimenticherò mai quel giorno. Ora a distanza di tredici anni mi domando perché fu chiesto a me di fare quella telefonata, ancora non ho trovato una risposta.
Mi recai in cucina, dall’elenco telefonico presi il numero del parroco e lo chiamai.
Il telefono squillava, non riuscii a trattenere il pianto, appena il parroco rispose, la voce mi uscì appena, ma riuscii a pronunciare quelle fatidiche parole “ mio padre sta morendo, le chiedo l’estrema unzione”, lui comprese subito chi ero, il mio quartiere all’epoca era piccolo, poco popolato, mi rispose arrivo e mise giù il telefono.
Misi giù la cornetta e corsi in camera da mio padre, lo guardai dimenarsi nel letto, muoveva il capo di qua e di là, come se volesse dire qualcosa, aveva i tubicini dell’ossigeno inseriti sul naso  e muoveva le labbra, voleva dire qualcosa.
Tutti i presenti mormoravano tra di loro, “Sta delirando, dicevano, criaturi, u signuri so voli beni si l’avissi a chiamari”, pover’uomo, Dio se gli  vuole bene dovrebbe prenderlo con sé, mormoravano in dialetto. Non li sopportavo,  “Siete voi che delirate - dissi guardandoli negli occhi uno per uno - mio padre vuole dire qualcosa, fatemi la cortesia di tacere, cosi che possa sentire le sue parole”.
 Ad un tratto calò il silenzio, uscii dalla stanza, allorché mi guardarono perplessi, di sicuro si stavano domandando dove stessi  andando. Andai in cucina, presi un fazzoletto di stoffa e lo bagnai con dell’acqua, dopo tornai in camera e mi sedetti al capezzale di mio padre. Iniziai a bagnargli le labbra, cosi che gli si ammorbidissero, in modo che parlare gli venisse meglio. Aprì gli occhi, li sgranò e guardò dritti i miei, “Mi raccomando - sussurrò tenendomi la mano - mi raccomando”. Tranquillo papà gli dicevo, tranquillo, sta arrivando il medico, passerà, anche questa volta, fece cenno con la testa di no, “Mi raccomando” ripeté di nuovo .
Sapeva che stava morendo, mi domandai cosa volesse dirmi quando non diceva nulla e si limitava a guardarmi. Il suo sguardo era a tratti intenerito ad altri stupito.
Lo guardai negli occhi e distolsi lo sguardo, a quel tratto sentii i suoi silenzi, li sentii come fossero i miei , erano i nostri silenzi, i miei e i suoi.
Li udii, dicevano molto più delle nostre parole, ma le stesse identiche cose.
Non dimenticherò mai la dignità del dolore, quella muta che non ha parole; non dimenticherò mai quel suo non mostrarsi sconfitto dalla malattia, quel sorriso lieve che le sue labbra riuscivano appena ad ostentare.
Morì tra le mie braccia, mentre gli tenevo la mano, ad un tratto non sentii più la presa, compresi allora che papà non c’era più, non era più con me, nonostante stesse muto e immobile in quel letto.
Per quattro anni, dopo la sua morte, ogni sera mi sono affacciata alla finestra sperando di vederlo arrivare, poi ho smesso, ho capito che non sarebbe mai potuto ritornare a casa, allora sono andata via.
Ho lasciato la nostra casa, quella casa troppo piena per far spazio al vuoto che accompagnava le mie giornate, troppo piena di lui perché altro potesse trovare posto, troppo piena di morte perché potessi ritrovare la vita.
Dopo di allora, dal mio trasferimento in Toscana, tutte le sere mi sono affacciata alla finestra, ho guardato il cielo e  mi sono chiesta su quale pianeta  vivesse.
Anch’io ero lontana da casa, ma casa non era lontana da me, perché stava in fondo al mio cuore, compresi allora che le distanze sono solo apparenti, che vi è una sola distanza capace di dividere, è quella tra  due cuori, quando questa non esiste non si è mai lontani abbastanza.
Per anni, dopo la sua morte, il senso di colpa ha logorato la mia vita. Quel non aver potuto far nulla fu per me come averlo ucciso.
Papà diceva "il peggio non è per chi va via, ma per chi rimane ", aveva ragione, la morte ha due facce, una uccide i vivi l'altra colpisce la vita.
Si muore anche cosi pur rimanendo vivi, ero sopravvissuta  alla morte ma non alla vita.
E' come quando combatti una guerra e i tuoi compagni sono tutti caduti, sei un superstite vivo per metà.
Quando Papà combatté contro il cancro, ero il soldato che lo fronteggiava, morì tra le mie mani, e non potetti far nulla, da quel giorno la mia vita è stata una battaglia contro il dolore, contro i rimorsi interiori, una battaglia per la vita, per ritrovare la vita in quella morte dell'animo. Solo ora, a distanza di anni, comprendo di averlo , invece, accompagnato verso il suo ultimo viaggio, tenendolo per mano.
Negli anni gli ho scritto tantissime lettere, con  mio padre ho intrattenuto i migliori dialoghi della mia vita, l’inchiostro è silenzioso, solo il foglio può udirlo, lui non vede me,  legge il mio io.
Lettere a mio padre è un “gioco” che inizia nel lontano 1999, anno della sua morte, e che negli anni ha trovato il suo perché d’esistere.
Conosco me stessa raccontandomi a lui, conosco il mondo con la riflessione, i ricordi sono frammenti che si ricompongono, così le sue parole riemergono e i suoi insegnamenti rimangono presenti nel tempo.
Oggi ringrazio il cielo, per quelle corse in bicicletta, per  le ginocchia sbucciate che mi ha medicato, per quelle giornate su una ruspa in cantiere, per quella gru  con la quale arrivava in cielo e mi donava il sole, per quel bacio in fronte, dato piano mentre dormivo, per quello schiaffo di educazione, per quegli occhi pieni di vita l'istante prima della tua morte, per quel sorriso di speranza l'istante in cui si stavano chiudendo: per quel suo mi raccomando tesoro sorridi, quando  la sua  mano  lasciò lentamente la presa  per  abbracciarmi tutta la vita.
Oggi dico grazie papà per gli insegnamenti, i pensieri e l'amore che sono sopravvissuti al tempo.
Quando la vita ti nega un abbraccio tu puoi donarle un sorriso. Alcune poesie, a lui dedicate, ritrovate nei miei diari fanno parte di un libro, con il ricavato ho scelto di sostenere la ricerca; per tutti quelli che ce la faranno e per tutti quelli che non ce l'hanno fatta, perché aiutare la ricerca è dire SI alla vita.
Solo certi eventi ci aprono gli occhi su cosa le comodità ci hanno portato ad essere, schiavi del nulla, delle mode, schiavi di se stessi, del voler di più.
Solo perdere l'amore delle persone a noi care, ciò che per certi versi abbiamo sempre considerato scontato, ci fa aprire gli occhi verso un nuovo mondo, fatto di piccoli gesti, piccole cose, non dovuti, ma voluti.
La ricerca è vita, è non negare il sorriso ad un bambino, la gioia ad un genitore, l'amore ad un compagno.

giovedì 15 gennaio 2015

....

Caro papà, oggi più che mai avrei bisogno di te. Dove si trova la forza? C'è chi sostiene dentro se stessi e chi nell'amore. Personalmente sono convinta che risieda dentro di noi ma che ogni tanto necessiti di qualcuno che la tiri fuori..anche la forza deve avere una sua debolezza che alla fine prende il sopravvento. E' quello che mi sta accadendo o che forse mi è già accaduto e non c'è amore nella mia vita che possa riportarla a galla da quel buco nero in cui è finita. Avrei bisogno di un sostegno..di una mano che afferrasse la mia..di un copilota che prendesse il volante anche solo un attimo..ma non c'è nessuno e tu manchi ancora di più. La tua vita dovrebbe servirmi di insegnamento e in parte in passato è stato così. Mi son sempre detta solo alla morte non  c'è rimedio ma la solitudine a tratti e un po' come morire...un lento morire dentro. Ricordo quel giorno come se fosse ieri, la tua mano sulla mia che lentamente lasciò la presa per sempre.Cerco le tue mani..o forse cerco solo delle mani che afferrino la mia..Non dimenticherò mai la dignità del dolore, quella muta che non ha parole; non dimenticherò mai quel tuo non mostrarti sconfitto dalla malattia, quel sorriso lieve che le tue labbra riuscivano appena ad ostentare. Ed è lì nel mio dolore e nel tuo l'unica fonte a cui oggi posso attingere per ritrovare la forza...Guardaci sempre..Marco mi chiede spesso di te..è quel figlio maschio che non hai mai avuto...alla fine la vita lo ha dato anche a te.


Io posso amare 
ma ho bisogno del suo cuore 
io sono forte anche da sola 
ma da lui non voglio mai separarmi 
è stato qui da sempre 
Il mio angelo

(Gabriel di Lamb)




giovedì 16 maggio 2013


Caro papà,oggi è uno di quei giorni così; uno di quelli in cui ho bisogno di ricorrere a quello che da 14 anni è il  mio diario: “lettere a mio padre”. E’ sciocco trovarsi a varcare la soglia dei 28 anni è avere un diario? Non lo so ; poco mi importa…. So che tutti hanno un diario intimo nell’animo, poi ci sono quelli come me che scrivono per bisogno e perché il mondo ha ancora bisogno di credere….Io voglio ancora crederci nell’amore e sperare che prima o poi passerà di qui… Chissà se tu mi vedi? Faccio il lavoro che sognavo e ho due bambini stupendi; a volte non mi sento i miei anni, soprattutto quando mi reco agli eventi e mi sento dire “a ma è giovanissima , complimenti…Certo che deve avere un bel vissuto , si capisce dai suoi scritti”…E si papà ho un bel vissuto…. Avevo solo 13 anni quando la vita scelse di mettermi alla prova…quando mi mise davanti alla tua malattia e poi….al tuo capezzale….ma ti accompagnai nel tuo viaggio fino alla fine, tenendoti per mano….poi…poi tutto il resto è andato, come gli uomini, a “puttane” ma ora…ora intravedo il sole….Grazie ai bambini e alla mia passione che, ormai, è il mio lavoro….Ho un volo domani…papà….ma non so perché non prendo mai il treno giusto….e mi ritrovo sempre sola alle stazioni della vita….Però voglio credere che prima o poi arriverà la mia fermata….e qualcuno mi accompagnerà per mano verso un viaggio che durerà tutta una vita….Mi manchi papà…guardami sempre ti voglio bene….


venerdì 22 febbraio 2013


Ero confusa, catapultata in una nuova vita e completamente sola. Non sapevo  che strada avrei preso e dove mi avrebbe condotta, ma di una cosa ero certa non avrei mai fatto il percorso di mia madre.
Quando penso a lei vedo una donna a metà, divisa tra quello che la vita le ha tolto e quello che non ha voluto o potuto prendersi. Mia madre non ha avuto una famiglia, è cresciuta in un collegio, mai una carezza, mai un abbraccio, nessuno che le dava il bacio della buona notte, forse proprio per questo lei non lo ha mai fatto con me; mai un bacio, una carezza, un parola, che mi ricordi di lei, ha sempre pensato che mi sarebbero bastati i soldi per essere felice. Papà invece era diverso, tutte le sere, da bambina, veniva a rimboccarmi le coperte ed io facevo finta di dormire; adoravo starlo a guardare, con gli occhi socchiusi, mentre accarezzava la mia fronte. Quando morì papà avevo ancora troppo bisogno di lui, non ero preparata alla morte e non fui poi  in grado di sopravvivere alla vita.
Oggi sono sola, non so dove sarò domani. Mia madre non ha avuto una famiglia e neanche io; entrambe ,infine, non siamo state in grado di costruirne una nostra. Domani forse sarò sola o forse no, guardandomi allo specchio non posso far finta di non vedere una donna che sa donare amore ma non sa riceverlo. Non ho avuto una casa e di conseguenza non so come costruirne una per me; anche l’amore, come tutte le cose lo si apprende da bambini. Papà costruiva case bellissime, aveva messo le basi ad una tutta per noi ma poi un giorno, all’improvviso,  un uragano la spazzò via. Sto ancora raccogliendo quelle macerie, che sono le mie e quelle di mia madre. Sto ancora frugando tra i ricordi di ieri per trovare qualcosa che  sia ancora riconducibile a me. So chi sono diventata ma  non conosco chi sono stata. Ho bisogno di scoprirlo, quello è il primo mattone che servirà d’appoggio per gli altri. Non voglio un’altra casa di “carta”.



(© Rosa Maria )
   
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venerdì 2 novembre 2012

A mio padre

Caro papà, oggi non sono venuta al cimitero,non mi andava di vedere tutta quella gente che finge di comprendere un dolore che non conosce,o nel peggiore dei casi commisera credendo di commemorare.
La verità ,papà, è che il dolore è di chi ce l'ha, e la commemorazione è ogni giorno, per chi come noi sa di cosa stiamo parlando. Non ho bisogno di mostrare al mondo il mio cordoglio, né tanto meno ho bisogno di ricevere commiserazione. Il mistero della vita,forse, si svela ai pochi, a quelli che hanno subito la morte e sono riusciti a risorgere.Il mio è uno spirito nuovo, un'animo bambino che è rinato donna, pensi possano comprenderlo? Non m'importa, non più.
So solo che vorrei averti qui, ora. Che senso ha raggiungere un traguardo se al tuo arrivo non trovi nessuno con cui condividere la tua vittoria e con cui gioirne?

Sono arrivata da sola dove non avrei mai pensato, ed ora mi ritrovo per l'ennesima volta in frantumi. Ho vinto una guerra senza l'aiuto di un soldato che mi fronteggiasse, ma ora mi riesce difficile godermi la vittoria senza nessuno con cui condividerla.
Per l'ennesima volta ti scrivo, può apparire sciocco, inconsueto o banale, ma la scrittura è salvifica e liberare il pensiero è l'unico modo che ho per alleggerirlo.



sabato 13 ottobre 2012

Il dolore represso lacera e uccide, quello vissuto muore.


E' triste ricordarsi dei momenti felici,ma è bello gioire dei momenti passati......
Ogni lacrima è un momento che non c'è più e una gioia che si ricorda..
Ogni lacrima è un'emozione che si vive, un discorso fatto con se stessi.
Forse, le persone più forti sono quelle che piangono, quelle capaci di viversi senza piegarsi.
Il dolore represso lacera e uccide, quello vissuto muore....






(© Rosa Maria )
       
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martedì 9 ottobre 2012

Lettere a mio padre

Alcuni giorni il dolore è cosi intenso che non riesco ad assuefarlo, allora, cerco di narcotizzarlo; fumo una sigaretta, butto giù due parole. 
I fogli sono mani carezzevoli che sfiorano il pensiero, braccia aperte che accolgono il dolore. 
Non so se a farmi più male sia stato il suo comportamento o il mio; non so se il colpo di grazia che ha ucciso il mio cuore sia stato "inflitto" dal suo fuggire o dal mio restare.
Questo posto è una prigione culturale, credetti di essermi liberata, quel mattino quando mi alzai e sventolai con tutto il mio pudore il mio grande "osceno" amore.
La verità è che mi sono imprigionata, con le mie stesse mani; la solitudine è una gabbia in cui non entra mai il sole. 
Nessun cuore è libero finché solo.




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sabato 29 settembre 2012

........

Lo so che a fregarmi è questo mio essere cosi vera. Ti sembra che non sappia che la gente nel mostrarsi spesso finge, per sembrare più interessante o meno stupida? 
A me apparire non interessa, l'unico interesse che ho è vivere come credo e per le cose in cui credo.
La gente può dire chi sei ma non può saperlo,dunque tu limitati ad essere,le chiacchiere si perdono il carattere rimane; le prime possono non dir nulla, il secondo, solo lui, dice chi sei.

Ci sono principi morali che non hanno prezzo,nonostante molti si ostinano a barattarli o a venderli al miglior offerente.......
personalmente preferirei morire e in povertà anziché vivere in ricchezza a certe condizioni..


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venerdì 28 settembre 2012

La misura dell'amore...

L'amore implica tante cose, ma queste , dovrebbero nascere dal cuore, spesso non viene capito, allora alcune cose assumono peso e non consistenza. 
Siamo abituati a pesare l'amore e lo facciamo con un’unita di misura errata…..
Allora mi domando poter donare solo amore può bastare??

( Dalle lettere a mio padre 18/06/2010.......)


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mercoledì 26 settembre 2012

La scelta è del cuore.

In fondo ogni cosa segue il suo corso, ognuno si fa la sua vita e afferra ciò che desidera, prende per mano chi è come lui.
Gli incontri non sono dettati dal caso, ci si sceglie in mezzo ad una folla, tra milioni e milioni perché il cuore si sà vede sempre al di là,
al di là di una folla, dei luoghi comuni, degli stereotipi e dei target sociali.
Alla fine è l'amore a scegliere, a scegliersi.
Chi ti cammina accanto non è di passaggio se ti afferra la mano va dove vai tu.

("Vuoto d'amore....scritto tra le righe del tempo. Rosa Maria)


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Le stanze del cuore

Se ne stava chiuso nel suo guscio ed io non riuscivo a entrare, inizialmente me ne facevo una colpa, col tempo compresi che non si può amare qualcuno che non vuole lasciarsi amare....

Spesso non possiamo far nulla per le persone che amiamo, allora non ci rimane che lasciar percepire la nostra presenza senza imporla...
Mi avrebbe chiamata lui, quando e se ne avesse avuto voglia. Forse,un giorno,magari nel cuore della notte,mi avrebbe chiamata per dirmi: " voglio che tu faccia parte della mia vita". Allora sarei corsa da lui. Ma solo quel giorno, non prima, sarebbe stato troppo presto, e sarei stata fuori luogo.
Puoi suonare il campanello ma entrare nella vita di qualcuno solo se ti apre la porta; dunque non fare mai l'errore di entrare senza bussare, neanche se quella porta dovessi trovarla aperta, la presenza non va imposta, nelle stanze del cuore ognuno porta chi vuole.


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domenica 16 settembre 2012

......


Volevo essere per lui un libro aperto, avevo come l’impressione che potesse essere l’inizio di una nuova storia.
Desideravo conoscesse la donna che si trovava d’avanti e da dove nasceva, non volevo rimanesse fermo alla prima impressione, per quanto buona fosse stata.
Se avessi ragionato con la logica avrei sicuramente omesso alcuni particolari del mio vissuto, ma come in ogni istante dalla mia vita stavo ragionando con il cuore.
Nonostante ora fossi una donna rinata, mi ero partorita da quel mio dolore e per certi aspetti ne mantenevo il riflesso, come una vecchia fotografia ingiallita rispecchiavo me stessa.
Volevo una nuova fotografia, tra qualche anno forse l’avrei guardata con nostalgia, ricordando il momento in cui era stata scattata, o forse ne avrei fatte tante altre, e chissà che a scattarle  non sarebbe stato sempre lui.
Ero pronta per riscrivere la mia vita, ma non da zero, volevo farlo da quello che era stato l’ultimo capitolo, ripartire da li per iniziarne uno nuovo, volevo dar inizio alle pagine della nostra vita, le avremmo scritte a quattro mani, le mie e le sue, lui ed io.
Era riuscito a leggere i miei silenzi, dunque era l’unico in grado di poter dare voce alle mie parole  e scrivere sulle pagine della mia vita….

(Rosa Maria)

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venerdì 3 agosto 2012

Il giorno che verrà....


Un giorno capirai quei silenzi che ti trasportavano come una voragine in una dimensione tutta tua. Sarà il giorno in cui inizierai ad ascoltarti, udirai quei silenzi, capirai quelle parole tenute in fondo al tuo cuore.

La vita è un enigma da risolvere, un mistero da scoprire, un tesoro da trovare, infondo al cuore vi è uno scrigno, è quello dei ricordi, custodisce tutto ciò che la vita ci porta via; i ricordi rimangono li per anni, nell'attesa di esser riportati alla luce.
Spesso crediamo che i ricordi , o ciò che ha fatto parte del nostro passato sono qualcosa che abbiamo perso, ci sbagliamo, sono qualcosa che abbiamo, ci appartengono e ci apparterranno per sempre.

La vita è un viaggio, spesso ci capiterà di perderci, a volte finiremo in una stradina buia e senza sbocco, allora avremo l'impressione di non aver via d'uscita, saranno quelle volte che più che alla strada bisognerà guardare a se stessi, dentro ognuno di noi c'è una strada che conduce alla luce, se faremo attenzione riusciremo a vederla, allora basterà voltarsi e tornare indietro, perchè non è mai tardi per tornare sui propri passi e riprendere un percorso, si può sempre ripartire dal punto esatto da dove ci si era persi.
Il viaggio che ognuno dovrebbe compiere è quello alla scoperta del proprio io , “l'essere “ è l'unica strada che conduce “a casa.”

(Rosa Maria)

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lunedì 9 luglio 2012

Lettera a mio padre...

Caro papà, questa è una di quelle lettere che va al di là, non solo nell’ aldilà, prima di arrivare a te possibilmente passerà tra le mani di tanti, riceverà critiche, apprezzamenti, susciterà rabbia, gioia, emozioni.
Per quattro anni, dopo la tua morte, ogni sera mi sono affacciata alla finestra sperando di vederti arrivare, poi ho smesso, ho capito che non saresti mai potuto ritornare a casa, allora sono andata via.
Ho lasciato la nostra casa, quella casa troppo piena per far spazio al vuoto che accompagnava le mie giornate, troppo piena di te perché altro potesse trovare posto, troppo piena di morte perché potessi ritrovare la vita.
Dopo di allora, dal mio trasferimento in Toscana, tutte le sere mi sono affacciata alla finestra e ho guardato il cielo, poi mi sono chiesta su quale pianeta tu vivessi.
Anch’io ero lontana da casa, ma casa non era lontana da me, perché stava infondo al mio cuore, compresi allora che le distanze sono solo apparenti, che vi è una sola distanza capace di dividere, è quella tra  due cuori, quando questa non esiste non si è mai lontani abbastanza.
Negli anni ti ho scritto tantissime lettere e tante poesie, alcune di  quest’ultime faranno parte del libro che ho scritto, saranno un omaggio alla tua memoria.
Il libro parlerà della mia vita e di tutti gli affetti e gli amori che l’hanno accompagnata, e sperò regalerà emozioni e trasmetterà messaggi positivi e di speranza.
Sai papà avevi ragione quando mi dicevi che bisognava stare  attenti perché il mondo è pieno di balordi pronti ad approfittare di persone e circostanze, non sai quanti ne ho incontrati, e chissà quanti ancora dovrò incontrarne, quando si è una donna sola con due bambini è ancora più facile inceppare in gente che dietro buone intenzioni cela cattivi pensieri, gente pronta a far leva su situazioni, fragilità e dolori.
Voglio farti una promessa, se ci sarà qualcuno a guadagnarci dal mio dolore quella sarò io, e questo sarà il mio risarcimento ad esso, ma voglio che tu sappia un’altra cosa , non ho scelto di pubblicare per guadagnarci, anche perché essendo alla prima opera il mio guadagno sarà minimo, ho scelto di pubblicare per dare una lezione a queste persone, e spero imparino qualcosa, e poi per il mondo, nella speranza che quest’emozioni e quest’esperienze regalino degli insegnamenti di vita, c’è un mondo perso papà.
Quando avrò i soldi, farò scolpire una poesia nella tua lapide, ma per questo devi aspettare un po’, il libro e la sua promozione hanno alcune spese ed io non ho un lavoro, sono una di quelle donne d’intelletto che non trova spazio, o meglio che non vuole farsi spazio nei modi in cui si trova posto nel mondo, una delle cose che ho preso da te è la testardaggine, non scenderei mai compromessi, neanche con me stessa, figuriamoci con un branco di mascalzoni che si credono furbi ma sono solo degli stolti che porteranno il mondo alla deriva e moriranno da miserabili in ricchezza.
Dunque papà per questo dovrai aspettare un po’, ma del resto non c’è fretta, il tempo è solo una condizione mentale, verrà il tempo per questo e arriverà quando sarà il mio tempo, quando le mie lancette segneranno l’ora esatta senza che nessuno abbia girato la cordicina per posizionargliele, arriverò da sola e per chi sono, se mai arriverò.

Stai tranquillo papà vivo in mondo di lupi, ma lo faccio da volpe.

A presto baci, la tua bambina.


venerdì 29 giugno 2012

Riflessione....

Quando osservo i miei figli giocare mi dico che la vita forse andrebbe presa un po’ cosi , con leggerezza, ma la vita è un gioco troppo sporco per questo non si può, a volte ho l’impressione di avere continuamente in possesso le carte vincenti ma di giocare a un tavolo di bari, devo stare molto attenta una distrazione può costarmi la vittoria.


martedì 26 giugno 2012


Sogno ancora di andar via da questa terra che tanto amo ma che non mi piace, per questo la metto nero su bianco, perché mi auguro che la gente leggendo si accorga delle enormi macchie nere che sporcano i suoi bianchi fogli, cosi da chiudere finalmente un capitolo storico e aprire quello di un nuovo inizio.

domenica 17 giugno 2012

Profumo

Sapevo che non sarebbe stato semplice per questo non lo misi mai nella posizione di dovere scegliere.
Chi ama pone sempre l'altro nella condizione migliore.
Stavamo per arrivare al capolinea, volevo che lui giunti li fosse stato pronto a salire su di un'altro treno e ricominciare.
Lo guardai negli occhi e gli dissi "facciamo un gioco, prova ad abbassare gli occhi, riesci a vedere cosa c'è sotto il tuo naso?"
"No è impossibile" rispose
"adesso chiudili" gli dissi, presi una boccettina di profumo e glielo feci annusare, "adesso? Adesso riesci a vedere cosa c'è?"
"C'è un profumo, lo sento" mi rispose
"Esatto, lo senti, alcune cose sfuggono alla vista, per questo non risaltano subito alla mente, sono le cose che si sentono" presi il profumo e lo spruzzai per aria, "il profumo è come l'amore non puoi vederlo, non puoi toccarlo, ma sai che c'è, che è nell'aria perché lo senti.
Domani potrei non essere qui, ma non per questo non farei più parte della tua vita, alle volte potrà capitarti di sentirmi, come accade con il profumo, avrai la sensazione che io sia qui, e ci sarò come il profumo è nell'aria, sarò nel tuo cuore, se avrai bisogno di sentirmi ti basterà chiudere gli occhi come hai fatto ora e mi vedrai"

(Rosa Maria)
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Margherite...

Da piccolini bastava una margherita "m'ama o non m'ama", crescendo le domande si sono moltiplicate a tal punto che i petali non sono più bastati. Forse si dà troppa importanza a cose che in realtà non contano nulla, e non hanno nulla a che vedere con l'amore. Bisognerebbe non chiedersi nulla, lasciare che ogni cosa faccia il suo corso, che i fiori sboccino o appassiscano, ma che comunque compiano il loro corso naturale...

(Rosa Maria)
L'amore è un'investimento, e come tutti gli investimenti necessità di un capitale, il capitale di partenza è il tempo.
L'amore infondo per crescere ha solo bisogno del tempo, non importa che sia tanto o poco, l'importante è che sia speso bene.
Tutto nasce e cresce pian piano, ogni seme se vi se ne prende cura diventa un'albero e dà i suoi frutti...

(Rosa Maria)

.....

Perche' tra le sue braccia ho pianto, questo mi faceva star bene,il fatto che riuscissi ad essere me stessa senza il timore di apparire imperfetta.....Riusciva a sostenere la mia fragilita' e a contenere la mia esuberanza....conosceva il peggio e il meglio di me e a suo modo lo amava.....

(Rosa Maria)