(Questo è un diario che scrivo in preda agli stati d'animo, sono ammessi i "refusi" non le critiche sterili...Questo è il mio mondo parallelo.... Accomodatevi senza far rumore)

L’inchiostro è silenzioso solo il foglio può udirlo. Lui non vede me legge il mio io.
"Scrivere è un bisogno intimo e personale che nasce dal desiderio di proiettare se stessi in una dimensione che non sia solo la propria, ma parte di un contesto universale. Pubblicare, invece, nasce dal bisogno di donare al mondo quella parte di sé che ne è l'anima, o che dovrebbe esserlo, in contesto universale in cui non esiste il singolo ma i molti, in cui il valore principale dovrebbe essere la versatilità del singolo nel multiplo."
E sarò sbagliata, come tutti quelli che hanno osato essere diversi, o semplicemente sono riusciti ad essere se stessi....
L’essere non è altro che la presa di potere del sentire sul pensare…..Ho sempre provato pena per quelle anime che si sono lasciate vivere senza mai viversi....(Rosa Maria)


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lunedì 26 gennaio 2015

UN ANGELO A KABUL

Era un pomeriggio come tanti, con i miei amici giocavamo a rincorrerci per le strade di Kabul. Mamma mi aveva avvisato di fare attenzione ma io come al solito non ero stato a sentirla.
Ogni giorno mi ripeteva sempre le stesse cose; ero stufo di sentirmi dire “sta attento potrebbero attaccare il paese all’improvviso”.
"Perché un bambino dovrebbe stare attento - mi dicevo - voglio vivere all’occidentale, giocare libero per strada e non stare attento a nulla. Tutti i bambini corrono, cadono, si sbucciano le ginocchia o altre sciocchezze simili, nessuno di loro sta mai attento o bada al male che potrebbe farsi". Ero
solo un bambino, incosciente, com’era giusto che fossi.
All’improvviso, mentre rincorrevo Mohamed, fui accecato da una luce abbagliante, chiusi gli occhi un istante, e appena li aprii mi trovai circondato da tantissimi bambini e altre tante
persone. Mi sentii spaesato, avevo l’impressione di non conoscere nessuno e di non essere più a Kabul.
Alcuni istanti dopo udii una voce che mi diceva:
«Samuel ciao come stai? Ti ricordi di me?»
«Certo che mi ricordo, sei Alì, andavamo a scuola insieme qualche anno fa. Ma dove siamo? E soprattutto come sono giunto fin qui?» Risposi.
«Seguimi». Mi disse.
Mi alzai da terra, non riuscendo a capire cosa ci facessi a terra e perché tutti mi guardavano come volessero dirmi qualcosa, e seguii Alì. Mi portò ai margini della strada, mi accorsi che dovevamo essere in cima a una montagna, perché riuscivo a  vedere altri paesi all’orizzonte. Eravamo proprio in alto, mi sembrava quasi di essere in cielo.
Alì mi diede una pacca sulla spalla e mi disse :
«Questa è la ruota della vita, vieni a farci un giro. Da qui puoi vedere il mondo. Guarda: c’è gente che vive ai margini».
«Quali margini?» Risposi.
«Quelli della società».
«E chi li ha costruiti?»
«La mente, per non farli vedere agli occhi».
«E gli occhi non li vedono?»
«Nella maggior parte dei casi, no, non li vedono».
«Non li vedo. Non vedo margini. Cosa c’è al di là di questi?»
«Non li vedi perché nella tua anima di bambino non esistono.
Sono mattoni che vengono su pian piano, man mano che si cresce. A un certo punto diventano muri e non ti permettono più di vedere al di là, ma tu puoi comunque scegliere di guardarci, o almeno provarci. Cosa vedi, dimmi?»
«Vedo delle persone».
«Uomini o donne? E di che nazionalità e ceto sociale?»
«Non lo so, vedo solo delle persone. Da qua non riesco a distinguerle».
«Vedi bene. Sono solo delle persone. Sai perché non riesci a distinguerle?»
«No, perché?»
«Questa è la ruota della vita da qua su vedi il senso, tutto il resto è un misero dettaglio».
«Cosa intendi, spiegati meglio?»
«Secondo te perché gli uomini si fanno la guerra?»
«Bella domanda, me lo sono chiesto tante volte anch’io. Forse la risposta un bambino non può darsela. Non sono mai riuscito a capirne il motivo, mia madre dice che è perché sono troppo
piccolo ma crescendo ho iniziato a credere che un motivo valido non c’è. Forse per questo non riesco a trovarlo».
«Ha visto che ti sei risposto da solo? Un motivo valido non esiste, esistono motivazioni più o meno importanti, ma nessuna è un buon motivo per farsi la guerra. In gran parte gli uomini sono spinti da interessi economici. Sai cosa sono le colonie?»
«No, non lo so. Ma inizio a pensare che non siano nulla di buono».
«Pensi bene. Le colonie sono città occupate da una popolazione diversa da quella nativa. Il popolo che le occupa ne entra in possesso e ne stabilisce le leggi, generalmente a proprio favore e a svantaggio della popolazione che le abita. In genere si tratta di territori in origine economicamente
meno sviluppati di quelli dello stato dominante. Tutto qua. Da secoli e secoli, gli uomini “colti” , delle varie nazioni, fanno a gara per arricchirsi a discapito di chi quei paesi li vive. Come
se il mondo appartenesse a qualcuno. Il mondo è di tutti, o almeno cosi dovrebbe essere. Ma io sono solo un ragazzino come te, non ho una laurea in economia, forse per questo riesco a cogliere il valore vero delle cose, perché prima di attribuirgli un valore economico gliene attribuisco uno morale,
etico, civile. A sentir loro sarò solo un bambino, ma dove sta la grandezza delle loro azioni? Anch’io come te con il tempo ho iniziato a pensare che non esista un motivo valido, e che l’unica causa è
l’avarizia degli uomini mascherata dietro incomprensibili paroloni, che negli anni hanno ingannato tutti gli abitanti - politiche e trattative di stato - affari esteri - etc. etc. Insomma cosa ci raccontano? O meglio perché non ci spiegano e non ci lasciano vivere delle nostre risorse anziché rubarsele e
schiavizzarci? È per questo che non ci mandano a scuola, sin da piccoli ci chiamano al fronte. Bambini soldato, bambini che non sanno nulla, né cosa combattono né perché si battono,
ma credono di saperlo. Sono convinti che libereranno il paese, credono che combattere sia un bene e sia giusto. Io invece so che bisogna gettare le armi e impugnare la parola, solo discutendo un problema si potrà arrivare a una soluzione, continuare ad ammazzarsi non serve a nulla. Ma farglielo
capire agli altri. Non ci fanno neanche frequentare le scuole perché hanno paura, i libri liberano il pensiero e il pensare rende liberi».
«Mi sa che hai proprio ragione. Ma adesso vuoi spiegarmi dove siamo e come ci siamo finiti?»
«Salta e tuffati a terra come se il terreno sotto di noi fosse un materasso».
«Saltare? E per quale motivo?»
«Fallo e basta».
Saltai tuffandomi sul terreno, allora mi accorsi che era soffice.
«Non mi sono fatto nulla, è morbidissimo qui, perché?»
«Siamo su di una nuvola. Guarda giù, cosa vedi?»
«Il mondo, dall’alto, come se fossimo sulla cima di una montagna. Non mi sbagliavo, siamo in capo al mondo?»
«Già, siamo in capo al mondo, perché siamo diventati degli angeli. Oggi Kabul è stata attaccata dai guerriglieri, ecco perché sei finito qui».
I miei occhi si colmarono di lacrime. Pensai a mia madre e a ciò che mi aveva detto: «Stai attento, mi raccomando».
Ora che sono diventato un angelo voglio che le parole di mia madre, che sono quelle di ogni mamma, arrivino ai soldati e a chi fa la guerra:
«Mi raccomando state attenti, mentre noi giochiamo, o dovremmo, voi giocate con la vita di noi bambini».

© Rosa Maria. Brano edito nel testo No alla guerra Sì alla vita..in ricordo di Jacopo. Edizioni C'era una volta. E' vietata la riproduzione totale o parziale dell'opera previa autorizzazione.






 Badalucco (Liguria) La mamma di Jacopo e la sua  classe 5 H (anno 2013) Liceo Classico G. D. Cassini di Sanremo

Introduzione al testo


No alla Guerra Si alla Vita - In Ricordo di Jacopo 21 21 Introduzione Stava per finire il 2012 quando il Comitato Autori per il Sociale aveva lanciato un concorso per dire NO alla guerra, dal titolo: “C’è un altro gioco da inventare, far sorridere il mondo non farlo piangere” (cit. Bertold Brecht). Il concorso era nato inizialmente con la speranza di dare un “piccolo contributo”, facendo sentire le nostre voci attraverso l’arte letteraria. Partiti con il presupposto di realizzare un piccolo e-book, durante il “tragitto” abbiamo avuto la fortuna di poter dare un contributo maggiore e reale, a supporto di chi quelle guerre descritte le vive davvero. Mentre prendeva corpo il volume, grazie alla collaborazione stipulata con la Edizioni C’era una volta, che ha scelto di pubblicare le opere senza contributi da parte degli autori, abbiamo avuto la possibilità di realizzare l’antologia in cartaceo ma, non solo, anche quella di poter devolvere i diritti d’autore a favore delle popolazioni socialmente svantaggiate. Si è scelto di finanziare l’associazione Onlus “FHM ITALIA” - gemella della ONG per le Case Famiglia “FHM Sierra Leone”-, con la collaborazione del dott. Roberto Ravera, Primario della Struttura Complessa di Psicologia Clinica della ASL Imperiese, nonché coordinatore dell’equipe sanitaria della FHM ITALIA, che ci parlerà dell’associazione e del suo operato nella sua postfazione che conclude quest’opera. “No alla Guerra Si alla Vita” raccoglie poesie e racconti di 16 autori. Inoltre, la casa editrice, consapevole dell’importanza dell’arte quale veicolo di sensibilizzazione sociale e, in particolare anche della musica abbinata alla lettura, ha prodotto il CD omonimo incluso nel volume, descritto nel capitolo che segue quello in ricordo di Jacopo Zorzan, un ragazzo venuto a mancare a soli 16 anni a causa di un improvviso malore, a cui è dedicato il volume. Da sempre vicino al sociale e ai bisogni della gente, Jacopo era amato da tutta la sua cittadinanza e dagli amici, che ancora, a quasi due anni dalla sua dipartita, lo ricordano con affetto. Carla, la mamma, ha fatto del suo dolore un sorriso per Jacopo e per il mondo, realizzando in memoria del figlio varie iniziative solidali, che egli stesso avrebbe voluto portare a termine. Jacopo, sin da piccolo, ha sempre avuto la passione per i modellini; crescendo dalle comuni costruzioni Lego è passato al disegno di questi ultimi, comprendendo con dispiacere che i suoi velivoli preferiti non erano solo aerei ma vere e proprie armi da guerra. I soldatini, i carri armati e gli aeroplani non erano semplici giochi ma riproduzioni in miniatura di una guerra che nella realtà non divertiva i bambini di quei luoghi coinvolti, ma li uccideva. La passione per quei bolidi enormi e lo sgomento per l’uso che ne veniva fatto, spinse Jacopo a sperare di poter fare qualcosa. Promise a se stesso che da grande avrebbe aiutato quelle popolazioni che il mondo, le ideologie, le religioni e la sete di potere opprimevano e distruggevano. Da qui la scelta di portare avanti quello che per Jacopo era il suo obiettivo e desiderio. È difficile spiegare perché abbia scelto, per conto del Comitato Autori per il Sociale, di dedicare a lui quest’opera, un angelo a me sconosciuto. In realtà credo sia stato lui a scegliermi. Si dice che le anime che lasciano qualcosa di incompleto sulla terra vaghino, per mari e per monti, finché non trovano un’anima simile alla loro che porti a compimento ciò che avevano iniziato. Il mio incontro con Carla avvenne nel social network per eccellenza: Facebook. Quando la conobbi sentii qualcosa dentro di me, qualcosa di simile al bisogno o al dovere di fare. Non sapevo ancora bene cosa, ma ebbi da subito l’impressione che quell’incontro non fosse avvenuto per caso, ma per un volere divino, una chiamata dall’alto. È strano e difficile spiegare l’esistenza di rapporti che non si spezzano mai, che rimangono sospesi tra il cielo e la terra. Stavo portando avanti alcune battaglie iniziate dal mio papà, anche lui volato via troppo presto, così un pensiero sfiorò la mia mente: se fosse stato proprio papà a indicarmi a Jacopo? Potrebbe avergli detto: “sai mia figlia è tosta, una che non si ferma davanti all’ingiustizia, è quella che stai cercando”. Chissà… Le mie sono le fantasie e le battaglie di chi come Carla ha perso troppo presto una parte di sé. All’epoca non mi  soffermai tanto su questo pensiero che aveva sfiorato la mia mente; più avanti compresi che potevo fare qualcosa, e forse questa cosa stava cercando proprio me. Troppo spesso stiamo seduti nella platea del teatro della vita a guardare, senza vedere davvero quello che succede davanti a noi, credendo erroneamente che non sia un problema nostro. Le promesse disattese di progresso sociale hanno provocato tra la gente un forte sentimento di delusione e mancanza di speranza rispetto al futuro, accompagnato da un crescente senso di alienazione; in questo contesto, la sensibilità degli artisti viene colpita in particolare dalla condizione in cui versano le classi più povere e le più svantaggiate. Traducendo tale realtà in rappresentazione artistico - letteraria, il Comitato Autori per il Sociale porta avanti tematiche di denuncia sociale, con la speranza di rendere il pubblico maggiormente consapevole, stimolarlo alla riflessione e all’azione, e riequilibrare le diseguaglianze all’interno della società. L'obiettivo di questo volume è di far riflettere sul valore della pace e di una convivenza interetnica. Ecco che leggere la guerra può far comprendere l’importanza di vivere la pace. Quest’affermazione può sembrare banale, eppure la letteratura più volte ha dato prova del suo potere di “mutare” l’io e di far crescere l’individuo. In ogni libro il lettore trova sempre un pizzico del suo vissuto o un insegnamento per il suo vivere. Da tutto questo ha inizio il viaggio che ci ha condotti fin qui. Non mi rimane che ringraziare tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa e creduto nel progetto, con la speranza che le nostre voci possano essere un’eco capace di risuonare nell’aria e spezzare le barriere del silenzio. 

Rosa Maria

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